Trascrizione del “Caso Pasternak” con Nicola Chiaromonte ospite

Granzotto. Avrete notato anche voi, da alcune delle dichiarazioni che abbiamo ascoltato poco fa, soprattutto da quelle di Italo Calvino, che sono stati espressi dei dubbi sulla opportunità, sulla utilità dal punto di vista umano di queste proteste che si indirizzano in favore di Pasternak. E vorrei che noi discutessimo di questo, Muscetta mi pare che tu…
Muscetta. Ora io penso che non si possa, non si debba andare avanti in una lotta di burocrati del comunismo e burocrati dell’anticomunismo. Che si scontrino in una guerra fredda. Tutto questo è artificioso, tutto questo non è sentito nell’atmosfera che viviamo oggi. Se noi vogliamo veramente stabilire un dialogo critico, che è quello che si richiede su Pasternak, perché quest’opera ha avuto degli elogi, ha avuto delle stroncature, ma non ha avuto ancora, io credo, una critica adeguata che metta in evidenza i grandi valori poetici e anche il fallimento. È una splendida opera fallita, se io dovessi dare un giudizio. Una splendida opera fallita. Io direi agli amici sovietici, cari amici sovietici, ma non privatevi di quest’opera, tenetela cara come tenete care nei vostri musei le icone della vecchia, santa Russia.
Granzotto. Chiaromonte, ho visto che facevi segno di voler intervenire…
Chiaromonte. E certo, certo. Perché ho sentito dire un po’ troppo spesso qui che in Occidente si è fatta una speculazione politica su Pasternak e che in particolare si è fatto di Pasternak un caso politico. Ora, questo è assurdo, questo è contrario ai fatti. Si nega l’evidenza quando si dice questo, perché qui in tutta questa storia, la politica l’ha fatta soltanto il governo sovietico, e l’ha fatta contro la cultura. Nello stesso momento, si può dire, in cui veniva condannato Pasternak, venivano anche proibite in Ungheria tutte le opere del filosofo marxista e comunista György Lukács. Con questi due atti combinati, io credo che ufficialmente il governo sovietico si sia messo fuori dalla cultura.
Milano. Io volevo dire questo. Perché non facciamo parlare Pasternak medesimo? Cito testualmente: “Uno scrittore non deve fare propaganda né deve fare il moralista. No, non è questo lo scopo del mio romanzo, né di alcuna mia opera. Ma un poeta può far conoscere agli uomini la vita in tutta la sua ricchezza e in tutta la sua intensità, e con ciò egli fa più che tutte le dichiarazioni di pace, che tutti i decreti ufficiali. Egli aiuta gli uomini a vivere nel loro tempo”. Mi pare che questo metta in luce…
Muscetta. Tu non credi che Pasternak si sia contraddetto, riempiendo il suo libro di decine e decine di pagine in cui lui fa una grande propaganda di quelle che sono le sue rispettabili -io non le condivido- concezioni del mondo…
Milano. Ma non ti pare che…
Muscetta. In forma retorica, in forma persino noiosa…
Chiaromonte. Veramente di propaganda non si può parlare, è veramente un’offesa.
Milano. Non ti pare che ti potrei dare un argomento…
Muscetta. Io non ho parlato di propaganda…
Chiaromonte. Parlare di Pasternak e dire che fa propaganda è un’offesa.
Muscetta. Ma io non ho parlato di propaganda, tu mi vuoi attribuire un’offesa che io non gli ho fatta…
Granzotto. Scusate, mi pare che la parola propaganda sia stata in partenza nelle dichiarazioni di Pasternak che ha letto Milano,
Chiaromonte. Negandola, negandola.
Granzotto. Muscetta ha detto una cosa un po’ diversa, sulla quale Chiaromonte è intervenuto dicendo che noi non dobbiamo offendere Pasternak. Credo che tutti noi siamo d’accordo che Pasternak non ha fatto propaganda. Muscetta, vuoi spiegarti?
Muscetta. Scusa, il problema è che le buone intenzioni degli scrittori, come di tutti gli uomini, non contano. C’è un processo di contraddizione fra il programma di uno scrittore e quello che realizza, e bisogna discutere su quello che ha realizzato, non sulle sue intenzioni.
Chiaromonte. E va bene pure, uno scrittore obbedisce scrivendo a tutte le sue passioni! Ha perfettamente ragione di obbedirci.
Granzotto. In questo poco tempo che ci rimane, c’è un punto di partenza che ha dato origine al caso, e sono le accuse precise che l’Unione degli scrittori sovietici ha mosso a Pasternak, che sono accuse in senso critico, letterario e in senso politico. Vogliamo esaminarle, brevissimamente?
Milano. È stato detto che il romanzo era artisticamente nullo, che il romanzo era volgare. Queste mi pare siano accuse che si confutano da sé. È stato detto che il romanzo è pieno di odio per il suo paese. Mi pare che il lettore imparziale veda in questo romanzo una delle caratteristiche della tradizione letteraria russa, un amore per il proprio paese addirittura mitico, addirittura appassionato… e questo mi pare un esempio…
Muscetta. Per le foreste, soprattutto, molte foreste, foreste e cieli…
Milano. Vorrei semplicemente dire che l’amore per il futuro del paese che ha Pasternak è anche rappresentato da queste parole. Ancora una citazione, non del romanzo ma di sue parole recentissime: “La Russia, dopo la guerra, è entrata in un periodo di raccoglimento. Qualche cosa di nuovo sta prendendo forma, un nuovo modo di vedere la vita. Sì, le singole misure ufficiali non hanno importanza, ciò che di nuovo sta per svilupparsi cresce lo stesso, cresce nonostante gli interventi delle autorità, cresce organicamente nel seno stesso del nostro popolo”. Io mi chiedo se questo è un uomo che non è nel presente e nel futuro del suo paese.
Granzotto. La cosa veramente preoccupante, che mi pare bisogna rilevare, e sulla quale non ci sono dubbi, è sulla gravità che il caso Pasternak sia accaduto, sulla gravità che questo caso riveste da qualunque angolo lo si vede, da qualunque parte della barricata ci si metta. Perché come fatto di cultura, direi è più grave ancora di una nota diplomatica aggressiva, o di una crisi strettamente politica, perché la diplomazia può rapidamente mutare i propri indirizzi e i propri interessi, ma quando non ci si intende, quando si è così divisi sui cardini essenziali della vita di società, della libertà della cultura, di certi valori fondamentali, del rispetto della dignità umana, eh, ci si accorge che le cortine di ferro esistono veramente e che rischiano di diventare invalicabili.
Muscetta. Scusa se ti interrompo, ti vorrei domandare: ma credi che valga proprio la pena di fare una crociata per liberare il santo sepolcro del dottor Zivago?
Chiaromonte. Ma che cosa c’entra la crociata! Di crociate ne avete fatte parecchie voialtri quando eravate nel Partito comunista!
Granzotto. Vi chiedo scusa, perché il nostro tempo sta esattamente per scadere. Credo che con questa accorata osservazione, e con la speranza che non sia più il caso di doverle ripetere, di dover fare dei dibattiti su questi argomenti, noi chiudiamo la nostra trasmissione dopo avervi ringraziato e dopo aver dato a tutti i nostri telespettatori la più cordiale buona sera.

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