“Nessun discorso scioglie l’enigma”

relazione di Filippo La Porta al convegno a Roma su Chiaromonte, 29 aprile 2022

A partire dalle Lettere a Muska e dalle pagine diaristiche di Quel che resta la riflessione di Nicvola Chiaromonte – sempre originale, personalissima, spiazzante proprio perché non”specialistica”- sui grandi temi dell’esistenza: pensiero e reale, politica ed etica, potere e coscienza, civiltà e limite, laicità e sacro.

Proprio la guerra in corso nel cuore dell’Europa ci rinvia continuamente a Nicola Chiaromonte, e non solo perché le infiammate discussioni dei nostri talk show esprimono perlopiù credenze che lui avrebbe definito irrazionali, rispondenti a logiche puramente identitarie e a dogmi ideologici (dispiace dirlo, soprattutto le posizioni dei cosiddetti “pacifisti”ad oltranza, – come se davvero qualcuno volesse la guerra! – incapaci di rielaborare seriamente la propria stessa cultura politica e morale, che contempla da sempre il diritto di rispondere a una aggressione armata e di lottare anche con le armi contro “l’invasor” pur sapendo che ciò stravolge per sempre la propria natura). L’interrogativo di fondo è lo stesso che riecheggia in molti dei suoi saggi più belli.

La guerra e la forza arcana

Di cosa parliamo quando parliamo di guerra? Cosa si manifesta attraverso questo evento terribile e fatale? Coincide con l’umano o è qualcosa che eccede l’umano e che è destinato a contraddire qualsiasi fiducia nel progresso, nella ragione, nella evoluzione pacifica della società? Qual è veramente la forza che muove gli eserciti e decide le sorti delle battaglie? A questi interrogativi ultimi provò a rispondere Tolstoj, e, nel cuore del ‘900, due scrittori egualmente russi, Boris Pasternak e Vassilij Grossman. Chiaromonte si occupò però solo del primo (oltre che di Tolstoj) dato che Vita e destino, finito di scrivere nel 1960, venne pubblicato solo nel 1980, in Svizzera. La loro risposta, influenzata da Tolstoj, e da tutta la letteratura russa, consiste nell’idea di un potere arcano, incontrollabile che si esprime nella Storia (la pace non ha propriamente storia), nei movimenti dei popoli, una forza imnpassibile e per niente provvidenziale, espressione di una vita universale (sconfinata e incomprensibile), una necessità inesorabile, indecifrabile che sovrasta l’individuo e che Napoleone – incarnazione moderna del mito della politica – si illudeva di governare (quel Napoleone che solo un barbaro come Tolstoj potè rappresentare, nella sua fase declinante, come un “montone ingrassato per lo scannatorio”). Potremmo anche dire: una dimensione che evoca demoni e dei e che ha a che fare con il sacro. Entrambi gli scrittori poi, sia pure in modi diversi (Pasternak più poetico ed evocativo, Grossman più affabulatorio e dunque tolstojano) denunciano la ragione di stato affermatasi in Unione Sovietica, la verità ufficiale imposta dall’alto come verità assoluta (rispetto a cui l’individuo che nutrisse dei dubbi si sentirebbe in colpa). A questa verità astratta, ideologica entrambi contrappongono il ritmo reale della vita, miscela di caso e necessità. Ma, ripeto, Chiaromonte non potè leggere Vita e destino, che pure ci appare oggi come un romanzo più perfetto del Dottor Zivago. Entrambi potrebbero essere associati ad Arcipelago Gulag di Solgenitsin, scritti negli anni del dopoguerra e tutti censurati in patria.

Bene e bontà

A un certo punto in Vita e destino si tenta una spiegazione del male nella Storia che Chiaromonte avrebbe condiviso pienamente.Un prigioniero del Lager, seguace del tolstojsmo evangelico e poi rinchiuso in manicomio, dice: “Non ci credo, io, nel bene. Io credo nella bontà”. Stragi e crimini sono quasi sempre realizzati ” a fin di bene”: “ho visto uccidere… in nome della “grande, luminosa idea del bene sociale”. I guai cominciano quando qualcuno ritiene di incarnare il bene e così – immacolato – si ostina a voler riparare il mondo. Sul piano della Storia invece dobbiamo sapere che il bene non si trova mai, come sapeva il Manzoni degli ultimi versi dell’Adelchi (“non si può che fare torto o subirlo”), e anzi, osservava Chiaromonte sul piano della Storia, della vita pubblica non esiste neanche la libertà (che invece sperimentiamo nella vita privata – l’unica per lui pienamente reale – e in tempo di pace), piuttosto in essa è all’opera il destino, la “grave dipendenza”(Tolstoj) di tutti da tutti. Esiste però la bontà – del tutto gratuita – che si manifesta all’improvviso nella vita di chiunque. Tornando al saggio di Chiaromonte su Tolstoj leggiamo che per lo scrittore russo la guerra è non solo un evento “fatale e assurdo”(come pensava De Maistre) ma un terribile disordine che “rivela il fondo oscuro delle cose” e che spinge l’individuo a cercare un principio d’ordine in una regione al di là del subbuglio in cui sin trova, e cioè nella dimensione indicibile del sacro e del divino.

Che fare?

Ma allora, di fronte a questa forza enigmatica, “di cui ignoriamo tutto”, di fronte alla rivelazione del “fondo oscuro delle cose”, che possiamo fare? Arrenderci fatalisticamente alla Necessità (di cui non conosceremo mai le leggi)? Chiaromonte, come Grossman e Pasternak, ritiene di no, pur non illudendosi sulla possibilità del singolo di affermare la propria inutile verità contro le menzogne utili del potere. Anzitutto perché da quella forza misteriosa, da quella “realtà ambigua”(come la definisce Chiaromonte) discende anche l’amore gratuito e la carità individuale (il cuore umano, altrettanto misterioso, è una struttura ben reale di questo universo, diceva Simone Weil). E anche in mezzo alle tempeste della Storia, osserva Chiaromonte, “di colpo una sola, singola e sperduta coscienza d’uomo assume un’importanza incomparabile” (come quella di Pierre Bezuchov in Guerra e pace, il quale riesce a ritrovare un “rapporto immediato e indissolubile con la natura delle cose”, con l’infinito e l’eterno, con la “vita perennemente mutevole, grande, iunaccessibile, sconfinata”, così come Andrej con il cielo stellato). In Grossman leggiamo che quando il destino del mondo “riduce tutto in polvere di Lager” pure non è in grado di “cambiare coloro che rispondono al nome di uomini, e “questa è la vittoria amara ed eterna degli uomini su tutte le forze possenti e disumane che sempre saranno su ciò che passa e ciò che resta”.

Ciò che rende il mondo sopportabile

Chiaromonte ragionando su alcune immagini della vita in India conclude che le regole – pur sacrosante – che da noi proteggono i diritti individuali e il benessere collettivo “aboliscono la festa e tutto ciò che questo mondo ha di gratuito e essendo gratuito lo rende sopportabile” ( inoltre, essendo regole impersonali” diventa difficile ribellarvisi)1.Nella festa si schiude per noi, qui ed ora, non un tempo vuoto da occupare ma un tempo libero da usare, istante dopo istante. Abbiamo infatti bisogno di una forma che sia pura e gratuita, “che serva unicamente a dare un significato alla vita” . Un bisogno che si soddisfa attraverso una “pura evidenza di immagini, di segni, di forme”. La paleoantropologia tende sempre più a far coincidere l’umano, la comparsa dell’umano – perfino prima di homo sapiens – con una attitudine al gioco, a ciò che non era finalizzato immediatamente alla lotta per l’esistenza (sembra che l’essere umano, nato prematuramente, sia l’unico vivente a restare per sempre un po’ bambino), alla libertà dell’ improvvisazione. E qui il gioco incontra l’arte, la festa incontra la bellezza gratuita, il significato della vita incontra la poesia, l’essere umano incontra una intensità di visione che gareggia con l’assolutezza della visione religiosa, dove c’è l’esistenza ritrovata in sé, senza più doverla giustificare (nemmeno con la cultura), la festa come spazio di tutto ciò che è gratuito e non calcolato, il senso di meraviglia di fronte a una realtà continuamente mutevole e che sempre un po’ ci sfuggirà, la felicità come malinconica contemplazione della bellezza del mondo senza volerlo dominare. Proprio queste considerazioni mi suggeriscono un parallelo, certamente azzardato, che ora tento di argomentare.

Chiaromonte e Pasolini: un parallelo

Molte cose separavano Chiaromonte da Pasolini, che sono stati per me due figure di maestri involontari del secolo scorso. L’anticomunismo convinto di Chiaromonte non poteva piacere a Pasolini, che diffidava dei borghesi liberal del “Mondo” e si professava continuamente “marxista”(pur avendo letto di Marx quasi solo il “Manifesto del partito comunista”), mentre il tono profetico di Pasolini e il suo mito vitalistico del sottoproletariato erano estranei a Chiaromonte. Ed è altamente probabile che diffidavano l’uno dell’altro: di Pasolini segnalo solo un epigramma dedicato a Chiaromonte, in realtà quasi indecifrabile ma da cui traspare ostilità e distanza, mentre di Chiaromonte ricordo l’epiteto che volle dare a Pasolini in occasione di un dibattito pubblico sul teatro, e cioè “trombone teatrale”. Però entrambi, cui mancava – occorre pur dirlo, un tratto questo comune – una dose minima di umorismo (unica eccezione per Chiaromonte le lettere a Mary Mc Carthy, e per Pasolini la comicità della “Ricotta”), amavano la antica Grecia, la tragedia antica. Ed entrambi avrebbero concordato su un punto decisivo. Per Pasolini l’irrealtà coincide con il possesso e il potere, tanto che esiste un certo tipo di rassegnazione perfino più “sovversiva” della rivolta in quanto rifiutando perfino di battersi per sostituirsi a chi gestisce il potere, riduce il potere a ciò che è, una illusione. Per Chiaromonte altresì “non si possiede nulla” (come scrive nel diario), e anzi voler possedere “è davvero correr dietro all’ombra per trascurare quel po’ di realtà che possiamo stringere”. Anche per lui così il possesso, il potere, la brama di successo, generano irrealtà. Ripeto, le differenze di storia, psicologia, formazione intellettuale, etc. sono innumerevoli (basti solo pensare al concetto di limite, di misura caro a Chiaromonte, mentre Pasolini vive quasi spavaldamente nell’eccesso e nella dismisura), e si tratta di differenze perlopiù ovvie, però entrambi condividono questa radicalità di fondo, e probabilmente condividono l’unica utopia davvero accettabile, quella del tutto impolitica dell’amore gratuito e della devozione disinteressata per qualcosa: Chiaromonte, affascinato dagli intarsi persiani e dagli avori bizantini pensa alla quantità infinita di “lavoro minuzioso e devoto in essi incorporato”, senza il quale non potrebbero essere riusciti così “magicamente affascinanti (manufatti in cui l’individuo si dimentica) a quella nostra disposizione innata per cui preferiamo “alla fine il gratuito, l’immotivato, il libero da ciò che è razionalmente calcolato, detinasto a uno scopo preciso, misurabile” 2, senza alcuna convenienza. Pasolini vedeva nella poesia precisamente lo spazio di una felicità spersonalizzata e di una devozione gratuita, uno spazio sottratta a qualsiasi logica utilitaristica. Questa l’utopia più alta. Il primo volle simpatizzare con gli hippies, il secondo – pur dichiarandosi fino alla fine comunista – consegnò il suo involontario testamento al Partito Radicale elogiandone proprio lo spirito libertario. .

Filosofo dilettante

Ora una citazione da Chiaromonte che si riallaccia al titolo della mia relazione, da una lettera a Muska dell’agosto 1967, in cui richiama la centralità del dialogo platonico come “forma”, come discorso e non insegnamento imperioso: “c’è il discorso dell’uomo che riflette, cioè, e c’è il mondo infinitamente enigmnatico – e nessun discorso scioglie l’enigma”3. Ecco, una buona parte della mia generazione nel ’68 ritenne che invece era possibile un discorso che sciogliesse l’enigma. Chiaromonte era un filosofo (magnificamente) dilettante, come volle autodefinirsi Hannah Arendt in polemica con i filosofi “professionali”, , e come la Arendt attento a ricucire il rapporto tra filosofia e vita pratica, tra pensiero e vita attiva: per lui l’adesione a una idea si dimostra con la propria esistenza. Qualsiasi tema affronti Chiaromonte tenta di andare alla sua alla radice, in ciò offrendoci un esempio di vera radicalità, assai diversa dall’estremismo retorico e verboso di molti filosofi attuali – postnietzscheani ed ex marxisti, sofisticati e abissali – , che prediligono formule e slogan spettacolari (ho da poco appreso che Tolstoj un poco diffidava di Nietzsche e proprio dei suoi paradossi molto spettacolari, spesso quasi solo il meccanico ribaltamento di un luogo comune). Questa radicalità di Chiaromonte è andata dispersa anche perché non fu capita. Non c’era in Italia nessuno che potesse capirla. La generazione del ’68 non seppe riconoscerla, e scelse falsi maestri, preferendo a Camus, sodale di Chiaromonte, Sartre che volantinava alla Renault, ma che agli operai della Renasult non voleva si dicesse la verità sull’Urss. La cosiddetta area di Terza Forza, politicamente sottorappresentata e pur con un risarcimento postumo ( vittoria ai referendum degli anni 70 e nascita del quotidiano “Repubblica” ), l’ha raccolta però depotenziandola. Eppure questa radicalità è innervata da una critica della civiltà stessa – e di alcuni suoi fondamenti o idoli sociali. Li riassumo velocemente: egomania (che impedisce il riconoscimento dell’altro), culto della forza e del successo, celebrazione storicistica del fatto compiuto, feticismo dell’utile e della tecnica, denuncia della politica intesa come assoluto ( e sostituto della religione), obbligo del soddisfacimento di qualsiasi voglia, convinzione inconfessata che senza la violenza non si ottiene nulla, riduzione di tutto a merce (anche della cultura), nevrosi del consumo e ossessione dei beni materiali. Tutto questo da una parte dovette risultare indigesto per la cultura marxista (alcuni di quei caratteri infatti il marxismo li condivide con il capitalismo, come in una identificazione con l’aggressore: feticismo della forza, storicismo…), dall’altra era inaccettabile per gli intellettuali liberal del “Mondo”, pronti a indignarsi su tutto ma inclini a giudicare una posizione del genere come un mix dilettantesco di pauperismo e moralismo.

Viene in mente il necrologio di Paolo Milano 4, che auspicava il giorno in cui la sua figura “avrà uno spicco luminoso fra quelle dei migliori e massimi italiani del nostro tempo”. Come non condividere questo auspicio. Ma intanto dovremmo capire le ragioni per cui Chiaromonte era destinato a essere frainteso o respinto da tutti (comunisti, cattolici, laici terzaforzisti, letterati, filosofi professionali, studenti in rivolta…). Una volta ha scritto che la tirannia moderna non ci impone nulla, però non permette più che si pongano gli eterni interrogativi sull’esistenza. Ecco per essere fedeli alla sua radicalità di pensiero dovremmo tutti ripartire, come Socrate, filosofo umile e “dilettante” da questi eterni interrogativi sull’esistenza.


1N.Chiaromonte, Che cosa rimane, Il Mulino 1995, p. 171

2N. Chiaromonte, ivi, pp. 118-119

3N.Chiaromonte, Lettere a Muska, Una città 2013, p. 66

4Cit. Nel Meridiano Mondadori (2021) dedicato a N.Chiaromonte, a cura e con saggio introduttivo di R.Manica.

Alcuni scritti di Nicola Chiaromonte

La legge sociale, dopo Proudhon

da “politics” anno II, n. 1, gennaio 1945 (sfoglia originale in inglese)

Pierre J. Proudhon,
un pensatore scomodo

da “Tempo Presente”, anno II, n. 1, gennaio 1945 (sfoglia)

A lume di ragione

da “Tempo Presente”, anno XIII, n. 3-4, marzo-aprile 1968
(sfoglia)

Stato e minoranze rivoluzionarie

da “Tempo Presente”, anno XIII, n. 3-4, marzo-aprile 1968 (sfoglia)

Violenza e non violenza

da “Tempo Presente”, anno XIII, n. 8, 1968 (sfoglia)

Carissimo Andrea (1946)

Caro Ignazio (1955)

La nuova sinistra (1967)

Parole confuse (1969)

Intervento sul teatro (1972)

Prigioni in Spagna (s. d.)

A proposito di
“fatto sociale”, mito e sacro

(s. d.)

Audio e video su Nicola Chiaromonte

video

Il caso Pasternak (1 e 2)

Interviste a Italo Calvino, Nicola Chiaromonte, Giangiacomo Feltrinelli, Gianni Granzotto, Paolo Milano, Carlo Muscetta, Vasco Pratolini, Angelo Maria Ripellino, Ignazio Silone sul caso Pasternak (1985).

Nicola Chiaromonte: un intellettuale antitotalitario
di Brigitte Schwarz

dal sito della Radiotelevisione svizzera

“50 anni orsono moriva Nicola Chiaromonte, letterato, filosofo, politico, esule in Francia e negli Stati Uniti, volontario nella guerra civile spagnola, amico di Camus in Algeria, antifascista e anticomunista. Il recente Meridiano “Lo spettatore critico. Politica, filosofia letteratura, pubblicato da Mondadori, curato da Raffaele Manica, professore ordinario di Letteratura contemporanea all’Università Tor Vergata di Roma, ricostruisce il percorso di questa singolare figura del Novecento offrendone un ritratto inedito. Il volume ripropone il corpus delle opere di Chiaromonte, i suoi saggi, i diari e i taccuini, oltre ai due soli libri pubblicati in vita dall’autore, La situazione drammatica e Credere e non credere. Abbiamo parlato del percorso di Chiaromonte, che riflette le tensioni e contraddizioni nella vita politica e intellettuale del Novecento, con il curatore dell’opera”. (guarda il video)

Presentazione del Meridiano Mondadori dedicato a Nicola Chiaromonte

Registrazione video del dibattito dal titolo “Un intellettuale anomalo. Presentazione del Meridiano Mondadori dedicato a Nicola Chiaromonte “Lo spettatore critico. Politica, filosofia, letteratura” a cura di Raffaele Manica”, registrato lunedì 28 febbraio 2022 alle 16:00.
Sono intervenuti: Raffaele Manica (professore, saggista e critico letterario italiano), Valter Vecellio (giornalista e direttore di Notizie Radicali).

Conversazione con Filippo La Porta sul suo libro
“Eretico controvoglia. Nicola Chiaromonte, una vita tra giustizia e libertà”

Puntata di “Le parole e le cose – Conversazione con Filippo La Porta sul suo libro “Eretico controvoglia. Nicola Chiaromonte, una vita tra giustizia e libertà” (Bompiani)” di martedì 12 novembre 2019 , condotta da Massimiliano Coccia che in questa puntata ha ospitato Filippo La Porta (giornalista, scrittore e critico letterario).

L’antitotalitario dei due mondi: ritratto di Nicola Chiaromonte.
Intervista a Massimo Teodori

“L’antitotalitario dei due mondi: ritratto di Nicola Chiaromonte: intervista a Massimo Teodori” realizzata da Lanfranco Palazzolo con Massimo Teodori (storico americanista e saggista politico).
L’intervista è stata registrata lunedì 20 dicembre 2021 alle ore 18:00.

Presentazione del libro di Cesare Panizza
“Nicola Chiaromonte. Una biografia” (Ed. Donzelli)

Registrazione video del dibattito dal titolo “Presentazione del libro di Cesare Panizza “Nicola Chiaromonte. Una biografia” (Ed. Donzelli)”, registrato a Torino mercoledì 28 marzo 2018 alle ore 18:08.
Dibattito organizzato da Il Circolo dei lettori di Torino.
Sono intervenuti: Maurizia Rebola (direttrice del Circolo dei Lettori), Carmine Donzelli (amministratore delegato e direttore editoriale della Donzelli editore), Renato Camurri (professore), Maurizio Molinari (direttore de La Stampa), Angelo Pezzana (direttore di Informazionecorretta.com), Cesare Panizza (ricercatore di Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Torino).

Manganelli, Chiaromonte, Baldini su George Bernard Shaw

Giorgio Manganelli, Nicola Chiaromonte e Gabriele Baldini propongono un ritratto di George Bernard Shaw.

radio

Il pensiero di Nicola Chiaromonte

da Fahrenheit, radio3, 31/12/2021

Con Stenio Solinas e Raffale Manica, che ne è il curatore, Il Meridiano dedicato a Nicola Chiaromonte, che è stato una delle figure di spicco tra gli intellettuali del Novecento. Amico e corrispondente di illustri personaggi come Ignazio Silone, Hannah Arendt e Albert Camus, combatté tra l’altro contro le armate franchiste in Spagna sotto la guida di André Malraux. Nel Dopoguerra sviluppò un proprio pensiero anticomunista di matrice utopica e partecipò sempre al dibattito culturale e politico collaborando con le principali testate italiane e straniere.

A. Camus N. Chiaromonte, In lotta contro il destino

da Qui comincia, Radio3, 25/11/2021

Lettere 1945-1959.

Nicola Chiaromonte

da Wikiradio, Radio3, 12/07/2018

Nicola Chiaromonte raccontato da Daniela Marcheschi

Trascrizione del “Caso Pasternak” con Nicola Chiaromonte ospite

Granzotto. Avrete notato anche voi, da alcune delle dichiarazioni che abbiamo ascoltato poco fa, soprattutto da quelle di Italo Calvino, che sono stati espressi dei dubbi sulla opportunità, sulla utilità dal punto di vista umano di queste proteste che si indirizzano in favore di Pasternak. E vorrei che noi discutessimo di questo, Muscetta mi pare che tu…
Muscetta. Ora io penso che non si possa, non si debba andare avanti in una lotta di burocrati del comunismo e burocrati dell’anticomunismo. Che si scontrino in una guerra fredda. Tutto questo è artificioso, tutto questo non è sentito nell’atmosfera che viviamo oggi. Se noi vogliamo veramente stabilire un dialogo critico, che è quello che si richiede su Pasternak, perché quest’opera ha avuto degli elogi, ha avuto delle stroncature, ma non ha avuto ancora, io credo, una critica adeguata che metta in evidenza i grandi valori poetici e anche il fallimento. È una splendida opera fallita, se io dovessi dare un giudizio. Una splendida opera fallita. Io direi agli amici sovietici, cari amici sovietici, ma non privatevi di quest’opera, tenetela cara come tenete care nei vostri musei le icone della vecchia, santa Russia.
Granzotto. Chiaromonte, ho visto che facevi segno di voler intervenire…
Chiaromonte. E certo, certo. Perché ho sentito dire un po’ troppo spesso qui che in Occidente si è fatta una speculazione politica su Pasternak e che in particolare si è fatto di Pasternak un caso politico. Ora, questo è assurdo, questo è contrario ai fatti. Si nega l’evidenza quando si dice questo, perché qui in tutta questa storia, la politica l’ha fatta soltanto il governo sovietico, e l’ha fatta contro la cultura. Nello stesso momento, si può dire, in cui veniva condannato Pasternak, venivano anche proibite in Ungheria tutte le opere del filosofo marxista e comunista György Lukács. Con questi due atti combinati, io credo che ufficialmente il governo sovietico si sia messo fuori dalla cultura.
Milano. Io volevo dire questo. Perché non facciamo parlare Pasternak medesimo? Cito testualmente: “Uno scrittore non deve fare propaganda né deve fare il moralista. No, non è questo lo scopo del mio romanzo, né di alcuna mia opera. Ma un poeta può far conoscere agli uomini la vita in tutta la sua ricchezza e in tutta la sua intensità, e con ciò egli fa più che tutte le dichiarazioni di pace, che tutti i decreti ufficiali. Egli aiuta gli uomini a vivere nel loro tempo”. Mi pare che questo metta in luce…
Muscetta. Tu non credi che Pasternak si sia contraddetto, riempiendo il suo libro di decine e decine di pagine in cui lui fa una grande propaganda di quelle che sono le sue rispettabili -io non le condivido- concezioni del mondo…
Milano. Ma non ti pare che…
Muscetta. In forma retorica, in forma persino noiosa…
Chiaromonte. Veramente di propaganda non si può parlare, è veramente un’offesa.
Milano. Non ti pare che ti potrei dare un argomento…
Muscetta. Io non ho parlato di propaganda…
Chiaromonte. Parlare di Pasternak e dire che fa propaganda è un’offesa.
Muscetta. Ma io non ho parlato di propaganda, tu mi vuoi attribuire un’offesa che io non gli ho fatta…
Granzotto. Scusate, mi pare che la parola propaganda sia stata in partenza nelle dichiarazioni di Pasternak che ha letto Milano,
Chiaromonte. Negandola, negandola.
Granzotto. Muscetta ha detto una cosa un po’ diversa, sulla quale Chiaromonte è intervenuto dicendo che noi non dobbiamo offendere Pasternak. Credo che tutti noi siamo d’accordo che Pasternak non ha fatto propaganda. Muscetta, vuoi spiegarti?
Muscetta. Scusa, il problema è che le buone intenzioni degli scrittori, come di tutti gli uomini, non contano. C’è un processo di contraddizione fra il programma di uno scrittore e quello che realizza, e bisogna discutere su quello che ha realizzato, non sulle sue intenzioni.
Chiaromonte. E va bene pure, uno scrittore obbedisce scrivendo a tutte le sue passioni! Ha perfettamente ragione di obbedirci.
Granzotto. In questo poco tempo che ci rimane, c’è un punto di partenza che ha dato origine al caso, e sono le accuse precise che l’Unione degli scrittori sovietici ha mosso a Pasternak, che sono accuse in senso critico, letterario e in senso politico. Vogliamo esaminarle, brevissimamente?
Milano. È stato detto che il romanzo era artisticamente nullo, che il romanzo era volgare. Queste mi pare siano accuse che si confutano da sé. È stato detto che il romanzo è pieno di odio per il suo paese. Mi pare che il lettore imparziale veda in questo romanzo una delle caratteristiche della tradizione letteraria russa, un amore per il proprio paese addirittura mitico, addirittura appassionato… e questo mi pare un esempio…
Muscetta. Per le foreste, soprattutto, molte foreste, foreste e cieli…
Milano. Vorrei semplicemente dire che l’amore per il futuro del paese che ha Pasternak è anche rappresentato da queste parole. Ancora una citazione, non del romanzo ma di sue parole recentissime: “La Russia, dopo la guerra, è entrata in un periodo di raccoglimento. Qualche cosa di nuovo sta prendendo forma, un nuovo modo di vedere la vita. Sì, le singole misure ufficiali non hanno importanza, ciò che di nuovo sta per svilupparsi cresce lo stesso, cresce nonostante gli interventi delle autorità, cresce organicamente nel seno stesso del nostro popolo”. Io mi chiedo se questo è un uomo che non è nel presente e nel futuro del suo paese.
Granzotto. La cosa veramente preoccupante, che mi pare bisogna rilevare, e sulla quale non ci sono dubbi, è sulla gravità che il caso Pasternak sia accaduto, sulla gravità che questo caso riveste da qualunque angolo lo si vede, da qualunque parte della barricata ci si metta. Perché come fatto di cultura, direi è più grave ancora di una nota diplomatica aggressiva, o di una crisi strettamente politica, perché la diplomazia può rapidamente mutare i propri indirizzi e i propri interessi, ma quando non ci si intende, quando si è così divisi sui cardini essenziali della vita di società, della libertà della cultura, di certi valori fondamentali, del rispetto della dignità umana, eh, ci si accorge che le cortine di ferro esistono veramente e che rischiano di diventare invalicabili.
Muscetta. Scusa se ti interrompo, ti vorrei domandare: ma credi che valga proprio la pena di fare una crociata per liberare il santo sepolcro del dottor Zivago?
Chiaromonte. Ma che cosa c’entra la crociata! Di crociate ne avete fatte parecchie voialtri quando eravate nel Partito comunista!
Granzotto. Vi chiedo scusa, perché il nostro tempo sta esattamente per scadere. Credo che con questa accorata osservazione, e con la speranza che non sia più il caso di doverle ripetere, di dover fare dei dibattiti su questi argomenti, noi chiudiamo la nostra trasmissione dopo avervi ringraziato e dopo aver dato a tutti i nostri telespettatori la più cordiale buona sera.

Foto di Nicola Chiaromonte

Anni Venti

Nicola Chiaromonte negli anni Venti

Anni Trenta

Anni Quaranta

Anni Cinquanta

Nicola e Miriam Chiaromonte con Mary McCarthy, Roma, anni Cinquanta

Anni Sessanta

Scritti e relazioni su Nicola Chiaromonte

Pietro Adamo 12

“La prima cosa è dire no!”: Nicola Chiaromonte tra ragione, storia e utopia di Pietro Adamo

Le “osservazioni sui piccoli gruppi, l’azione periferica, eccetera, non l’avevano minimamente impressionata: era ovvio che Monteverdi credesse in simili movimenti, perché non avrebbe dovuto? Era un anarchico”. Quasi mezzo secolo fa il Monteverdi di The Oasis, fondatore della piccola comunità utopica di cui il romanzo ricostruisce la vicenda, offrì a Mary McCarthy il destro per illustrare la profonda influenza che nella seconda metà degli anni Quaranta Nicola Chiaromonte aveva esercitato sulla comunità newyorchese di intellettuali radicals che si radunava intorno alle riviste “Partisan Review” e “politics” e che comprendeva personaggi del calibro di Hannah Arendt, Dwight Macdonald, Paul Goodman, C. Wright Mills, Daniel Bell, eccetera. (continua a leggere)


“Nicola Chiaromonte e la tradizione libertaria” di Pietro Adamo

Nel marzo del 1999 sono tra gli organizzatori di una serie di conferenze tenute alla Libreria Tikkun di Milano intitolata “Gli eretici della sinistra”. Il primo incontro prevede la discussione su Albert Camus, Camillo Berneri e Nicola Chiaromonte. L’incontro si fa subito vivace. Il moderatore (per la cronaca Attilio Mangano) presenta infatti i tre pensatori in una sorta di scala discendente di “eresia”: Camillo Berneri l’anarchico, Albert Camus il libertario, Nicola Chiaromonte il liberale. (continua a leggere)

“Pubblicando Chiaromonte” di Ugo Berti

Devo avvertire che, sotto un titolo del tutto specioso, il mio intervento sarà poco più di una testimonianza. Vi prego di prenderlo come una specie di intermezzo. Gli editori dovrebbero star zitti, far parlare gli altri è alla lettera il loro mestiere; e in effetti il mio programma era di venire qui ad ascoltare, se la cortesia degli organizzatori non mi avesse fatto ritrovare, quasi involontariamente, nella scaletta degli interventi. (continua a leggere)

“Lo stato impresario di teatro e di cinema?” di Enzo Bettiza

… Lo Stato impresario di teatro e di cinema? “Qui lo Stato non fa altro che ripetere una situazione corporativa, che è la stessa creata a suo tempo dal regime fascista e che si perpetua nel clima di mafia totale in cui viviamo: una perpetua connivenza di bande politiche, sociali, artistiche, letterarie. La maggioranza degli intellettuali italiani non sono altro che la reincarnazione in chiave mafiosa dei letterati di corte del Seicento”. Oggi, invece, gli stessi che un tempo ne censuravano le idee e le allergie estetiche e morali, tendono non solo a perdonargli la nettezza di tanto congenito anticonformismo. (continua a leggere)

Gino Bianco 12

“Attualità di Nicola Chiaromonte” di Gino Bianco

Vorrei cercare di indicare alcune delle ragioni che rendono ancora straordinariamente attuale il pensiero e l’esempio (cioè la sua scelta di vita) di Nicola Chiaromonte. Uno stile di vita che nei fatti, e con grande coerenza, rifiutava il feticismo del successo, il perseguimento del potere e della ricchezza. Privilegiava, al contrario, una comunità di uomini “legati da una solidarietà materiale spontanea, capaci di condurre vita semplice e modesta”. (continua a leggere)


“Chiaromonte-Caffi, lettere e altro” di Gino Bianco

L’amicizia tra Andrea Caffi e Nicola Chiaromonte, i loro rapporti di maestro-discepolo sorretti da una reale affinità di idee, di valori e da una profonda solidarietà, sono un esempio eloquente del modo in cui cultura e vita interagiscono l’una con l’altra.
(continua a leggere)

“Nicola Chiaromonte” di Piero Craveri

In Dizionario Biografico degli Italiani – Vol. 24, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1980

Nacque il 12 luglio 1905 a Rapolla (Potenza) da Rocco e da Anna Catarinella. Di famiglia cattolica osservante -il padre medico ed antifascista-, il C. iniziò gli studi liceali nel romano collegio Massimo, che volle abbandonare per concluderli al liceo statale «Torquato Tasso». Iscrittosi all’università di Roma, si laureò in giurisprudenza nel 1927, maturando in quegli anni i primi rapporti con l’antifascismo militante e il suo definitivo distacco dalla tradizione familiare, che doveva divenire sempre più remota nel volgersi della sua esperienza culturale e civile, e tuttavia lasciargli il segno di una naturale severità nella riflessione intellettuale. (continua a leggere)

“Chiaromonte, un chierico che non ha tradito” di Enzo Golino

C’era una volta a Roma un magico pentagono. Correvano gli anni Cinquanta e i primi Sessanta, e alcuni giovanotti d’ogni parte d’Italia esibivano in quel perimetro le prove, a volte già folgoranti e mature, di carriere che si sarebbero dipanate nei mass media, nei giardinetti dell’accademia, nelle lettere, nella politica, nell’industria, magari intrecciando i percorsi disinvoltamente, curiosi ed eclettici, attenti a non rinchiudersi entro steccati disciplinari. (continua a leggere)

“Le amicizie trasversali” di Irena Grudzinska-Gross

Tra le molte fotografie che tengo sulla mia scrivania, una delle più importanti è la celebre foto, scattata nel 1947, nella quale Nicola e Miriam Chiaromonte sono seduti in compagnia dei loro amici di New York: Mary McCarthy, Dwight Macdonald, Lionel Abel, Elizabeth Hardwick e altri. Questa è una foto di amici, e quando penso ai Chiaromonte li vedo così. Mary McCarthy ha scritto, in una lettera a Hannah Arendt, che i Chiaromonte con Ignazio Silone le sembravano “una parte della mia famiglia eterna”.
(continua a leggere)

“Una conversazione che non è finita” di Wojciech Karpinski

Nell’autunno del 1972 a Varsavia, dopo il ritorno dal primo viaggio in Italia, scrissi un saggio su Nicola Chiaromonte. Che cosa mi aveva incuriosito nel suo atteggiamento? Mi era sembrato diverso dalla maggior parte degli autori interessati alla problematica dei diritti e dei doveri dell’individuo nei confronti della collettività da me conosciuti. Intravidi nel suo modo di pensare qualcosa al contempo personale e antidogmatico. L’incontro con i suoi testi si accompagnava alla voglia della conversazione, come se parlasse proprio a me, di cose importanti e di solito sottaciute.
(continua a leggere)

“Chiaromonte, l’America e “l’etica del limite” nell’età dell’estremismo” di Gregory Sumner

Sono onorato di essere qui oggi a condividere alcune riflessioni su Nicola Chiaromonte, eroica figura antifascista della “Generazione della Resistenza”, la vita e l’opera del quale, saranno presto, così spero, celebrate e studiate con maggiore ampiezza sia in Italia, suo paese natale, che in altri paesi. Nello specifico, vorrei parlarvi dell’impatto che Chiaromonte ebbe su un gruppo influente di americani mentre si trovava in esilio a New York negli anni 40.
(continua a leggere)

“L’occidentalista eretico e il movimento per la libertà della cultura” di Massimo Teodori

La vita e l’opera di Nicola Chiaromonte sono state narrate con competenza e intelligenza nella biografia di Cesare Panizza a cui va il ringraziamento di noi tutti per avere riportato in auge uno dei più importanti intellettuali cosmopoliti italiani del Novecento. Con queste note vorrei solo illustrare un capitolo, tra i tanti, della figura di Chiaromonte, che a me pare tra i più significativi nella storia del Novecento, che mi piace intitolare “l’occidentalista eretico e la Libertà della cultura”. (continua a leggere)

Necrologi su Nicola Chiaromonte

Necrologi su Nicola Chiaromonte

“La lezione di Chiaromonte – Cittadino del mondo”
di Enzo Bettiza

«Per noi era un maestro. Non dico solo per me, che allora ero una professoressa agli inizi della carriera, ma per tutti. Parlavamo per serate intere di Tolstoj e di Dostojevskij, e lui in quelle conversazioni ha cambiato la mia vita in molte cose». (continua a leggere)


“Si era sempre più distaccato dalla politica…
di Gino Bianco

Si era sempre più distaccato dalla politica, ma non cessava -per usare un’espressione di Thomas Mann- di guardarla negli occhi.
(continua a leggere)


“Appello alla ragione in piazza e sulla scena. Anticonformismo e intransigenza di Nicola Chiaromonte – di Arturo Colombo

Corriere della Sera, 4 giugno 1976

Nicola Chiaromonte resta ancora un italiano da scoprire, una di quelle figure -sempre più rare- di intellettuali intransigenti e severi, che si sono rifiutati di piegarsi alle facili (ma equivoche) lusinghe delle «mode», convinti che il dovere dell’uomo di cultura sia quello di fuggire; a tutti i costi, il pericolo di ripetere, come diceva Julien Benda, il tradimento dei chierici. (continua a leggere)



Aldo Garosci12

Addio a Nicola Chiaromonte – di Aldo Garosci

D’un tratto, dinanzi alla scomparsa improvvisa di Nicola Chiaromonte, ci si accorge del valore che ha una persona come persona, indipendentemente da quella che pomposamente si chiama l’opera sua. (continua a leggere)


Messaggio di saluto – di Aldo Garosci

Caro Giacomo, sono molto dolente che una ripresa della mia trombosi mi tenga lontano da Voi in quest’incontro. Avrei avuto caro di intervenire al dibattito di cui il «Turati» è parte organizzatrice, e ancora più’ di ascoltare gli autorevoli interventi in una materia d’interesse vitale per la sopravvivenza d’una vita civile sulle due sponde dell’Atlantico. Ti sarò grato se ti farai tramite di questo mio vivo rammarico, particolarmente presso quegli ospiti che ho avuto occasione di conoscere (continua a leggere)


“Estratto da Amati enigmi” – di Clotilde Marghieri

Jacques, è accaduta una cosa orribile: è morto Nicola Chiaromonte. Lo aspettavo da me insieme con i Rossi Doria e Annie mi telefona e mi dice: “È morto Nicola”.
Breve come è stato il tempo della nostra amicizia, sento che la sua scomparsa, quella di un essere tra i più partecipi e attenti ai problemi e ai segreti del vivere, impoverisce la mia vita senza rimedio. Possiamo sopportare colpi così duri solo perché non riusciamo a crederci. (continua a leggere)



Mary McCarthy 12

Storia d’una persona seria – di Mary McCarthy

a Amati enigmi, Firenze, Vallecchi, 1974

Jacques, è accaduta una cosa orribile: è morto Nicola Chiaromonte. Lo aspettavo da me insieme con i Rossi Doria e Annie mi telefona e mi dice: “È morto Nicola”.
Breve come è stato il tempo della nostra amicizia, sento che la sua scomparsa, quella di un essere tra i più partecipi e attenti ai problemi e ai segreti del vivere, impoverisce la mia vita senza rimedio. (continua a leggere)


Sapevamo ben poco del suo passato – di Mary McCarthy

Allora sapevamo ben poco del suo passato. Lui non ne parlava. Gli anni da fuoruscito, la guerra in Spagna come pilota della squadriglia di Malraux, la fuga dalla Francia, tutte queste cose le abbiamo sapute a poco a poco e non da lui. La sua leggenda è cresciuta per le più diverse testimonianze. (continua a leggere)


“Nicola Chiaromonte” di Paolo Milano

Verrà un giorno, neanche troppo lontano, in cui la figura di Nicola Chiaromonte avrà uno spicco luminoso fra quelle dei migliori e massimi italiani del nostro tempo. Detta cosi, e a pochi giorni dalla sua morte, la predizione parrà a molti, più che generosa, avventata, o peggio che avventata, gratuita. Al giudizio, si penserà, ha fatto velo la subitaneità della perdita o una lunga consuetudine di affetto. (continua a leggere)


“Dove il sole sorge e tramonta” di Czeslaw Milosz


Pronunzi il suo nome, ma a tutti è sconosciuto
o perché quell’uomo è morto

(continua a leggere)


“Nicola Chiaromonte, amico e maestro” di Adriana Montini BIanco

Il mio primo incontro con Nicola avvenne agli inizi di febbraio del 1961, a Roma. Da poco più di un anno vivevo a Genova, da pochi mesi mi ero sposata con Gino Bianco. Il 20 gennaio del 1960 avevo lasciato la mia bellissima terra, Verona, dove ero nata, Padova dove mi ero laureata in Fisica Pura, Peschiera del Garda dove avevo “fatto” la guerra. (continua a leggere)


“Combattente per la libertà e compagno di Silone” di Giovanni Russo

Lo scrittore Nicola Chiaromonte è morto, colpito da infarto mentre si trovava nella sede della RAI di viale Mazzini, dove collaborava alla realizzazione di alcuni programmi radiofonici. Si è sentito male mentre era in ascensore: è stato portato in un ambulatorio e visitato da un medico, il quale però non ha potuto far niente per lui. Nicola Chiaromonte, che era nato a Rapolla (Potenza) nel 1905, viveva da alcuni anni con la moglie a Roma, in via Ofanto 18. I funerali si terranno giovedì. (continua a leggere)


“L’intellettuale nella storia” – di Enzo Siciliano

La Stampa, 19 gennaio 1972

Roma, 18 gennaio Lo scrittore Nicola Chiaromonte è morto colpito da infarto a 67 anni nella sede Rai di viale Mazzini, dove era andato per la sua collaborazione a un programma radiofonico. Si è sentito male mentre era in ascensore: soccorso dal personale della Rai, è stato portato in un ambulatorio e visitato da un medico, il quale però ha potuto soltanto constatarne il decesso. (continua a leggere)


“Ricordo di Chiaromonte” – di Ignazio Silone

Incontrai Nicola Chiaromonte per la prima volta nel 1934 in Svizzera, dove io mi trovavo già da alcuni anni. Egli arrivò da Parigi. Mi avevano colpito alcune note e articoli non firmati, apparsi su Giustizia e Libertà, che mi erano stati indicati come opera sua. Notizie più personali su di lui avevo appreso da Annie Pohl, la sua prima moglie, che era gravemente malata ed era venuta in Italia nell’illusione di trovarvi un clima più adatto alla sua salute.
(continua a leggere)


“Nicola Chiaromonte cittadino del mondo” – di Leo Valiani

Chiaromonte non aveva nulla del Don Chisciotte, anche se Cervantes figurava fra gli scrittori che leggeva e rileggeva. I suoi autori andavano da Platone a Proudhon e a Ortega y Gasset. La mia formazione era, se così si può dire, più convenzionale: io avevo abbracciato, giovanissimo ancora, la linea Hegel-Marx-Croce-Gramsci e l’avevo appena integrata con la riflessione sulle critiche di Carlo Rosselli. Non ci trovavamo dunque facilmente d’accordo, nelle appassionate discussioni di Casablanca. (continua a leggere)


Bibliografia di Nicola Chiaromonte

Testi di Nicola Chiaromonte









NICOLA CHIAROMONTE, Scritti politici e civili. A cura di Miriam Chiaromonte; Introduzione di Leo Valiani – con una testimonianza di Ignazio Silone, Bompiani, Milano, 1976

NICOLA CHIAROMONTE, Scritti sul teatro. A cura di Miriam Chiaromonte; Introduzione di Mary McCarthy, Einaudi, 1976 (con una dedica autografa di Miriam Chiaromonte)

NICOLA CHIAROMONTE, Il tarlo della coscienza. A cura di Miriam Chiaromonte; Introduzione di Gustaw Herling, Il Mulino, Bologna, 1992

NICOLA CHIAROMONTE, Che cosa rimane. Taccuini 1955-1971. A cura di Miriam Chiaromonte, Il Mulino, Bologna, 1995

NICOLA CHIAROMONTE, La situazione drammatica, Bompiani, Milano, 1960

NICOLA CHIAROMONTE, Credere e non credere, Bompiani, Milano, 1971

NICOLA CHIAROMONTE, Il paradosso della storia. Stendhal, Tolstoi, Pasternak e altri, Edizioni Aurora, Firenze, 1973 (edizione in lingua russa di Credere e non credere)

NICOLA CHIAROMONTE, Silenzio e parole. Scritti filosofici e letterari, Rizzoli, Milano, 1978

NICOLA CHIAROMONTE, Credere e non credere. Introduzione di Geno Pampaloni, Il Mulino, Bologna, 1993

NICOLA CHIAROMONTE, Lettere agli amici di Bari, 1965-1971. Prefazione di Mary McCarthy, Schena, Fasano, 1995

NICOLA CHIAROMONTE, Sul Risorgimento, in A. Castelli (a cura di), L’Unità d’Italia. Pro e contro il Risorgimento, edizioni e/o, Roma, 1997

NICOLA CHIAROMONTE, Postilla ad Andrea, in A. Castelli (a cura di), L’Unità d’Italia. Pro e contro il Risorgimento, edizioni e/o, Roma, 1997

NICOLA CHIAROMONTE, Il compito dell’intellettuale, in TOMMASO E. FROSINI (a cura di), Tempo Presente. Antologia 1956-1968. Gli scritti più significativi di una rivista simbolo, Liberal Libri, Firenze, 1998, pp. 296-305

NICOLA CHIAROMONTE, Boris Pasternak, in TOMMASO E. FROSINI (a cura di), Tempo Presente. Antologia 1956-1968. Gli scritti più significativi di una rivista simbolo, Liberal Libri, Firenze, 1998, pp. 327-335

NICOLA CHIAROMONTE, Albert Camus, in TOMMASO E. FROSINI (a cura di), Tempo Presente. Antologia 1956-1968. Gli scritti più significativi di una rivista simbolo, Liberal Libri, Firenze, 1998, pp. 345-351

NICOLA CHIAROMONTE, Dalle carceri italiane, in M. Gervasoni (a cura di), Giustizia e Libertà e il socialismo liberale, M&B Publishing, Milano, 1999

NICOLA CHIAROMONTE, Italiani dispersi, in M. Gervasoni (a cura di), Giustizia e Libertà e i socialismo liberale, M&B Publishing, Milano, 1999

NICOLA CHIAROMONTE, La guerra in Spagna, in AA.VV., Lezioni sull’antifascismo, edizioni e/o, Roma, 1999

NICOLA CHIAROMONTE, Lettera di un giovane dall’Italia, in M. Gervasoni (a cura di), Giustizia e Libertà e il socialismo liberale, M&B Publishing, Milano, 1999

NICOLA CHIAROMONTE, Per un movimento internazionale libertario, in M. Gervasoni (a cura di), Giustizia e Libertà e il socialismo liberale, M&B Publishing, Milano, 1999

NICOLA CHIAROMONTE, Tentativo di un parlar chiaro, in M. Gervasoni (a cura di), Giustizia e Libertà e il socialismo liberale, M&B Publishing, Milano, 1999

NICOLA CHIAROMONTE, La rivolta conformista. Scritti sui giovani e il 68. A cura di Cesare Panizza, Una Città, Forlì, 2009

NICOLA CHIAROMONTE, Fra me e te la verità. Lettere a Muska, Una città, Forlì, 2013

NICOLA CHIAROMONTE, Lo spettatore critico. Politica, filosofia, letteratura, Mondadori, 2021

Testi su Nicola Chiaromonte







ANDREA CAFFI, Critica della violenza, con prefazione di Nicola Chiaromonte, Bompiani, Milano, 1966

WOJCIECH KARPINSKI, I Taccuini di Chiaromonte, in «Tempo Presente», n. 75-77, marzo-maggio 1987, pp. 57-60

CRISTINA SCATAMACCHIA, Politics e Liberation. Il dissenso intellettuale negli Usa durante la Guerra fredda, FrancoAngeli, Milano, 1993

GINO BIANCO, Nicola Chiaromonte e il tempo della malafede, Lacaita, Manduria, 1999

GOFFREDO FOFI, VITTORIO GIACOPINI, MONICA NONNO (a cura di), Nicola Chiaromonte Ignazio Silone. L’eredità di “Tempo Presente”, testi del convegno “Nicola Chiaromonte Ignazio Silone 1956-1996”. Quarant’anni da “Tempo Presente” (Roma, novembre 1996), Fahrenheit 451, Roma, 2000

STEFANO FEDELE (a cura di), Nicola Chiaromonte, le verità inutili, l’ancora del mediterraneo, 2001

Dedicato a Nicola Chiaromonte nel trentennale della morte, quaderni dell’altra tradizione, 1, Una Città, Forlì, 2002

Cosa rimane, atti del convegno dedicato a Nicola Chiaromonte (Forlì, 25 maggio 2002), quaderni dell’altra tradizione, 3, Una Città, Forlì, 2006

GINO BIANCO, Socialismo libertario. Scritti dal 1960 al 1972. Prefazione di Alan J. Day, quaderni dell’altra tradizione, 5, Una Città, Forlì, 2011

MARCO BRESCIANI (a cura di), “Cosa sperare?”. Il carteggio tra Andrea Caffi e Nicola Chiaromonte: un dialogo sulla rivoluzione (1932-1955), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2012

CESARE PANIZZA, Chiaromonte – una biografia, Donzelli editore, 2017

FILIPPO LA PORTA, Eretico controvoglia, Bompiani, 2019

Vedi altra bibliografia qui

Testi editi all’estero di Nicola Chiaromonte







NICOLA CHIAROMONTE, The Individual and the Mass, in AA.VV., Voices of Dissent. A collection of articles from Dissent magazine, Grove Press Inc., New York, 1958, pp. 369-379

NICOLA CHIAROMONTE, On Albert Camus (Summer 1960), in «Dissent», Vol. 21, n. 2 (95), pp. 213-216

NICOLA CHIAROMONTE, The worm of consciousness and other essays. Edited by Miriam Chiaromonte; Preface by Mary McCarthy, A harvest book, Harcourt Brace Jovanovich, New York and London, 1977

NICOLA CHIAROMONTE, Das Paradox der Geschichte. Zur Krise des modernen Bewusstseins, Europaverlag, Wien, 1973 (edizione di Credere e non credere)

NICOLA CHIAROMONTE, History, Freedom, and Utopia (1951), in «Dissent», Vol. 23, n. 2 (103), Spring 1976, pp. 197-203

NICOLA CHIAROMONTE, A Time of Bad Faith (1953), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 27-28

NICOLA CHIAROMONTE, Intellectuals and Communism (1964), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 35-38

NICOLA CHIAROMONTE, Jean-Paul Sartre and the Nobel Prize (1964), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 33-35

NICOLA CHIAROMONTE, Jean-Paul Sartre, The Impossible Communist (1953), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, 28-33

NICOLA CHIAROMONTE, Kultura: The Poles in Paris (1971), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 41-43

NICOLA CHIAROMONTE, Letter from an Italian Youth (1932), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp.18-19

NICOLA CHIAROMONTE, Letter to Andrea Caffi (1945), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 19-21

NICOLA CHIAROMONTE, Letter to Andrea Caffi (1951), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 25-27

NICOLA CHIAROMONTE, On the Kind of Socialism called “Scientific” (1946), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 22-23

NICOLA CHIAROMONTE, Political Fanaticism in the Age of Doubt (1968), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, 38-41

NICOLA CHIAROMONTE, Remarks on Justice (1947), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 23-24

NICOLA CHIAROMONTE, Silone the Rustic (1952), in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 44-47

NICOLA CHIAROMONTE, The paradox of history. Stendhal, Tolstoy, Pasternak and others, Weidenfeld and Nicolson, London (edizione di Credere e non credere), 1985

NICOLA CHIAROMONTE, Granice duszy, Czytelnik, Warszawa, 1996

NICOLA CHIAROMONTE, La paradoja de la historia. Stendhal, Tolstoi, Pasternak y otros, traduccion y prologo de Antonio Saborit, Instituto Nacional de Antropologia e Historia, México, D.F., 1999 (edizione di Credere e non credere)

NICOLA CHIAROMONTE, Co pozostaje. Notesy 1955-1971. Wyboru dokonal, przelozyl i poslowiem opatrzyl Stanislaw Kasprzysiak. Wstepem poprzedzil Wojciech Karpinski, Czytelnik, Warszawa, 2001 (edizione di Che cosa rimane. Taccuini 1955-1971)

NICOLA CHIAROMONTE, Le Paradoxe de l’histoire. Istituto italiano di cultura a Parigi, 2014

NICOLA CHIAROMONTE, La paradoja de la historia y otras excursiones, El Acantilado, 2018

NICOLA CHIAROMONTE, Lisy do Muszki, Slowo-Obraz-Terytoria, 2018

NICOLA CHIAROMONTE, La tyrannie moderne et autres ecrits politiques, 1935-1968, 2022, Instituto Italiano Di Cultura a Parigi, 2022

NICOLA CHIAROMONTE, Que la verdad habite entre tu y yo, El Pez Volador, 2022

Testi editi all’estero su Nicola Chiaromonte

ENZO BETTIZA, Chiaromonte: Citizen of the World, in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 2-7

GINO BIANCO, Chiaromonte and Caffi. The Story of a Friendship, in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 8-17

IGNAZIO SILONE, Chiaromonte remembered, in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, pp. 48-49

LEOPOLD LABEDZ, Nicola Chiaromonte. A Tribute to a Renaissance Man, in «Survey», Vol. 26, n. 2 (115), Spring 1982, p. 1

GREGORY D. SUMNER, Dwight Macdonald and the politics Circle. The challenge of cosmopolitan democracy, Cornell University Press, Ithaca and London, 1996

Interviste su Nicola Chiaromonte

interviste realizzate dalla rivista Una città

Fra cinici e gesuiti

Intervista a Gino Bianco

Una Città60 / 1997 Giugno-Luglio

La straordinaria figura di Nicola Chiaromonte, discepolo di Andrea Caffi, amico di Moravia, Camus e Malraux, con cui combattè in Spagna, critico radicale di ogni ideologismo, di ogni totalitarismo, di ogni società che vive in malafede, pronta a credere a ogni menzogna. Fu nemico spietato del mito dello Stato, nato con la modernità, che accomunò Mussolini, Stalin e Hitler. L’esperienza feconda di Tempo Presente, condivisa con Ignazio Silone. Grande libertario, incompreso dalla sinistra, stalinista e non, continuò a credere nella necessità di gruppi e comunità che si opponessero alla deriva, oppressiva e permissiva insieme, della società occidentale.

Quell’umanesimo socialista…

Intervista a Pietro Adamo

Una Città100 / 2002 Gennaio

L’esperienza e la riflessione preziosa di quel gruppo di pensatori militanti, antifascisti radicali, come Rosselli, Caffi, Berneri, Chiaromonte, che videro anzitempo la natura dei due totalitarismi e rifiutarono il rivoluzionarismo finalista, in nome di una sperimentazione di società aperte, libere, in cui anche il mercato, liberato dall’orrore capitalistico, diventasse fattore di liberazione e di libertà.

Quell’ansia di prendere il potere

Intervista a Filippo La Porta

Una Città117 / 2003 Novembre-Dicembre

La sincerità sconvolgente, per la sinistra innanzitutto, di Pasolini. Se del 68 Chiaromonte rigetta la ricerca dell’appagamento di tutti i desideri, cardine della società dei consumi, Pasolini denuncia l’identificazione con l’aggressore di tanta sinistra giovanile e, al fondo, dello stesso marxismo, che ama il capitalismo e la sua tensione al futuro. Un populismo libertario e il “fondo oscuro dell’esistenza”.

Quel Congresso

Intervista a Roselyne Chenu

Una Città275 / 2021 maggio

Il Congresso per la libertà della cultura, che ebbe fra i suoi protagonisti Silone e Chiaromonte, sostenne gli intellettuali perseguitati sia dai regimi comunisti dell’Est che dalle dittature fasciste del Sud Europa; la polemica sui “soldi della Cia”.

Nicola Chiaromonte e Melanie Von Nagel


Il testo che segue è tratto da “A marriage of true minds: Nicola Chiaromonte e Melanie von Nagel”,introduzione di Cesare Panizza a Fra me e te la verità, volume che raccoglie 103 lettere di Nicola Chiaromonte a Melanie von Nagel, scelte a suo tempo dalla stessa Melanie insieme a Miriam Chiaromonte. Il volume, che si conclude con un saggio di Wojciech Karpinski, è edito da Una città

Nicola Chiaromonte e Melanie von Nagel intrecciarono le loro vite nel 1957, poco prima che quest’ultima, con il nome di Sister Jerome, si ritirasse nel convento di Regina Laudis, presso Bethlehem, piccola località della contea di Litchfield, in un angolo del Connecticut nord-occidentale. Il loro primo incontro avvenne a Roma, dove Melanie era in visita alla sorella minore, Ludovica, per un ultimo soggiorno in Italia prima del suo ingresso come novizia nell’ordine benedettino. Fu proprio Ludovica -segretaria editoriale fra il 1946 e il 1948 all’Einaudi di Roma e di Milano, dove ebbe modo di stringere amicizia con vari einaudiani- a fornirne l’occasione.
La più giovane delle tre sorelle von Nagel -oltre a Ludovica, nata nel 1918, Melanie aveva un’altra sorella, Alexandra, nata nel 1913- era infatti una buona amica di Nicola Chiaromonte e di sua moglie Miriam: ne frequentava regolarmente la casa di via Adda a Roma -viveva peraltro a pochi isolati di distanza- e aveva con loro in comune varie conoscenze e amicizie. Così come regolari erano gli scambi epistolari fra loro, quando la lontananza veniva a interrompere quella consuetudine: ne fanno fede le lettere di Chiaromonte conservate da Ludovica von Nagel dove questi mostrava di seguirne premurosamente l’attività di traduttrice, aiutandola per quanto poteva con consigli e indicazioni. […]
Chiaromonte e Melanie von Nagel vissero dunque simultaneamente -ancorché per pochi anni- senza conoscersi, nella stessa città, nella New York dell’immediato dopoguerra, dove erano giunti entrambi, per ragioni e in momenti differenti, con la speranza di ricomporvi un’esistenza lacerata dalle traversie vissute durante la guerra. Era un primo punto di incontro fra percorsi biografici in verità molto diversi, per contesti sociali e precedenti esperienze di vita. Per farsene un’idea, basti pensare alle rispettive origini familiari; al fatto che Melanie von Nagel, per parte di padre, apparteneva all’aristocrazia bavarese, mentre Chiaromonte proveniva da una famiglia certo non di estrazione popolare -il padre, Rocco, era medico chirurgo- ma tutt’altro che di condizione “agiata”, e che per consolidare la propria condizione sociale aveva affrontato l’esperienza della migrazione interna. I Chiaromonte, infatti, originari del potentino, si erano trasferiti dalla campagna lucana alla capitale, dove Nicola aveva trascorso tutta la sua giovinezza, pur rimanendo legatissimo nel ricordo alla terra natale.
Non sarebbe però neppure soddisfacente affermare semplicisticamente che la loro affinità risiedesse nell’essere stati entrambi gravemente offesi negli affetti più cari dalla Storia.
Le sorelle von Nagel furono infatti private ancora nell’infanzia del padre, il generale maggiore Karl Freiherr von Nagel zu Aichberg, comandante del primo reggimento della cavalleria pesante bavarese, ucciso il primo maggio 1919, nei combattimenti che a Monaco posero fine alla breve esperienza della Repubblica dei Consigli. Un dolore a cui, nel caso di Melanie, si aggiunse successivamente quello per la morte naturale -per una cardiopatia- ma precoce, del marito, nel 1949, alla cui travagliata malattia non fu forse estranea la nostalgia per la terra d’origine. Una vicenda, questa, che può ricordare quella ben più drammatica vissuta da Chiaromonte in occasione della morte della prima moglie, la pittrice Annie Pohl. Minata nel fisico dalla tubercolosi, la pittrice e scenografa, di nazionalità austriaca e di origine ebraica, non resistette alla fuga precipitosa verso il sud della Francia cui la coppia fu costretta al momento dell’invasione tedesca del giugno 1940. Un dolore straziante -«non ho mai osato chiederglielo, ma so per certo, da un suo amico, che ha dovuto scavarle lui stesso la fossa», scrisse Mary McCarthy- che si andava sommando a quelli procurati dall’esilio. Esperienze dunque traumatiche purtroppo, però certo non così infrequenti per la loro generazione.

Ed. Una città, 2013
312 pagine
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alcune lettere

Roma, 28 gennaio 1967*
Mushka carissima,
io non finirei mai di scriverti, naturalmente. Ma, a parte questo, mi dispiace di aver dimenticato, ieri, di pregarti di presentare alla Reverenda Mother i miei rispettosi ringraziamenti per il permesso che ti dà di scrivermi più sovente di quanto non permetta la regola. È un permesso di cui mi giovo assai. Anche: certo che tornerò a Regina Laudis – prima che potrò – e spero bene, allora, di poter incontrare la Reverenda Mother.
A parte questo, altre dimenticanze:
1) i dischi di Canto gregoriano di cui ti ho parlato sono della collezione Archive (Deutsche Grammophon Gesellschaft) cantati dai monaci dell’Abbazia di St. Martin, Beuron. Mi sembrano molto belli;
2) i dischi del Moses und Aron di Schönberg sono incisi dalla Columbia nell’esecuzione della Norddeutscher Rundfunk (del resto, credo che sia la sola incisione dell’opera).
Ti ho spedito ieri il libro di Andrea Caffi. Sono sicuro che ci troverai molte idee suggestive – e qualche chiara risposta alle domande che tu ti fai. Vedrai dalla mia prefazione che specie di uomo fosse Andrea Caffi.
È stato il mio solo vero amico e maestro. (Come ci può essere un vero maestro che non sia un amico? Come si può davvero imparare da uno che sta in cattedra e ti guarda dall’alto in basso?). Ed era russo, anzi ultra-russo – benché italiano di genitori (suo nonno, Ippolito Caffi, era un ottimo pittore – anzi, adesso che ci penso, ti manderò una serie di vedute di Roma dipinte da lui, che ho trovato da un tabaccaio in formato cartolina, riproduzioni abbastanza buone).
Stai lieta, carissima Mushka.
Nicola


La lettera sul giardino
di meditazione


Ho finito il giardino. M’era venuta l’idea di farti un giardino quando mi scrivesti della striscia di giardino a via Adda, e mi dispiaceva tanto che dovevate lasciare la casa. Di solito, mi riesce disegnare un giardino soltanto se posso adattarlo a un posto preciso, se conosco il terreno e l’uso. Qui, il problema era diverso: potevo ignorare lati pratici, ma mi ci voleva un disegno. Cercavo un “jardin intérieur” – che però doveva contenere ulivi, semplici rose, arance, limoni. In un libro sulla mandala indo-tibetana, quelle pitture da meditazione, ne vidi una che pareva un giardino, e ne presi l’idea.
Le misure sono in “piedi” ma ho cercato di dare la scala anche in metri. 3 piedi sono all’incirca 1 m. (95 cm). Il giardino non è grande. Sono le proporzioni che contano tra di loro. C’è giusto spazio per passare ovunque, ma l’unità base è all’incirca la mia cella (a St. Francis) – non c’è spazio superfluo, è a misura d’uomo.




Sebastiano Lo Monaco legge “Fra me e te la verità”

Recensioni a “Fra me e te la verità”

Di Matteo Marchesini, dal blog di Claudio Giunta

Di Ugo Perolino, da “Incontri”

Di Michele Pascarella, da “Gagarin Magazine”